domingo, 31 de julho de 2016

Viver ou não viver -eis a questão

Quando tudo começa...
(pormenor duma obra de Michelangelo Merisi dito o Caravaggio)


Viver ou não viver –eis a questão.

É de cada um única –a vida. E ela não é um objecto usado que depois se abandona gasto: é a nossa única oportunidade, o curto momento em que nos interrogamos e realizamos. Na hora final, perguntamos -perguntamos sempre, nem que no único e ultimo minuto: “o que foi verdadeiramente a nossa vida?” Ou: “o que fizemos da nossa vida, da criança, do adolescente, do jovem que eramos?”

Junto aqui dois escritores, a confessarem-se em tempos aparentemente bem separados –só iguais, irmãos, na angústia de dar à breve passagem comum de todos que aqui vieram parar.

Raul Brandão (in O Padre, 1901):

“Não há energia que resista à luta miudinha de todos os dias –se se tem coração. Embota-se a vontade, gasta-se a ambição, e em torno os que adularam ou calcaram sobem, trepam, com risos desdenhosos e ares protectores.
É por isso que quase todos os rapazes, que até aos vinte anos reclamam justiça e se revoltam, começam, depois, a entrar no grande rebanho. Soa a hora trágica da vida.”

Claude Roy (in Chemins Croisés, 1997):

“No momento de morrer, ele percebeu que se esquecera de viver, mas era já demasiado tarde para que soubesse o que isso significava.”
E agora é contigo: interpreta como entenderes.
  
Quando tudo vai acabar...

(idem, Caravaggio)

quarta-feira, 27 de julho de 2016

E nós julgamos que 50 anos são alguma coisa… Ingénuos e ambiciosos: a nossa passagem pelo mundo é um sopro que se perde no infinito sempre em movimento…


Jean-René Huguenin, 1/Março/1936-22/Setembro/1962 


Jean-René Huguenin escreveu, num artigo (Ce Monde d’Impuissants”) publicado em 4 de Agosto de 1962 (a um mês da morte num desastre de automóvel):

“Estranha sociedade moderna cujos membros já não podem suportar mais o isolamento nem escapar à solidão.”

Passaram 54anos.

O que mudou?

Nada.

Perdemos o contacto connosco e vamo-nos destruindo na tempestade das massas que o tempo fabricou e desenvolve e aumenta e de todos faz um nome, um objecto, um obediente imitador dos outros bonifrates –em suma: mais um dos que de si próprio se perderam e seguem a marcha do vazio.


O poema essencial do grande escritor do nosso tempo e da Literatura Portuguesa

sábado, 23 de julho de 2016

quinta-feira, 21 de julho de 2016

Bom dia (07:48) com Kaj Stenvall artista finlandês

O nosso tempo... tal qual continua a descer num abismo...




Quando olho em volta e peso os anos que passaram desde quando ando por aqui e como tudo foi e procurou andar para diante e voltou para trás ou se transformou num inferninho, aquele onde vivemos, não é a esperança que eu perco -jamais a perdi-: topo estas tão actuais palavras de Giacomo Leopardi e arrepio-me:


“O mundo não passa de uma associação de patifes que assaltam os homens de bem: os mais vis contra os mais nobres.” *** 



***https://pt.wikipedia.org/wiki/Giacomo_Leopardi

quarta-feira, 20 de julho de 2016

Bom dia...21/07/16, 07:26

Bom dia: eis o amor e a morte




"Os amantes", Pablo Picasso


O mundo -ou a feira?- dos nossos literatos é estreito; diria: estreitíssimo. No palco iluminado, visíveis, cabem poucos. Assim, muitos dos verdadeiramente grandes são atirados para um armazém onde os deixam esquecer, embrulhados no bolor que vai crescendo. Adolfo Casais Monteiro é um deles. Aqui vo-lo trago e deixo uma poesia sua, bela, forte, que nos toca fundo –julgo eu…:

CÉUS EM FOGO

Um corpo, certamente. Mas que é um corpo?
Boca, seios, coxas, sexo,
um sorriso, a mão que afaga, voz?
Que trevas, quais trevas,
de esquecer ou ir tão fundo
quando o desprender-se da alma abre
nas portas da luxúria os céus em fogo?


in Poesias Completas, colecção Poetas de Hoje, Portugália Editora, Lisboa, 1969

terça-feira, 19 de julho de 2016

Naturalmente maravilhoso...






Quadro de Claude Monet

"A beleza inocente dos jardins e dos dias", La Fontaine

domingo, 17 de julho de 2016

Uma página que faz bem e ajuda a avançar sobretudo vinda da Itália que tanto amo!



CLAUDIO MAGRIS-MANUEL POPPE CONVERSA NO ‘CORRIERE DELLA SERA’ (16/07/2016)

A confronto con il diplomatico che è anche una delle voci più originali e intense del mondo lusitano: «Scrivo per capire il senso della vita, terribile e meravigliosa»
Lo scrittore, ha detto una volta Borges, rappresenta la vita più che viverla, sentimento che provava fortemente pure Thomas Mann. Ci sono stati peraltro scrittori, anche grandi, che hanno rappresentato non solo, con la malinconia manniana o borgesiana, la vita, ma anche, più concretamente, un Paese ossia istituzioni, valori e princìpi di una società, di una civiltà. Gli esempi sono numerosi e anche illustri. Uno di questi è Manuel Poppe Lopes Cardoso, appartato e intenso scrittore portoghese.
La letteratura portoghese, nota per alcuni suoi grandi intramontabili maestri, da Pessoa a Saramago — la cui amicizia e vicinanza sono state e sono un grande regalo della mia vita, sino all’ultimo incontro con lui e Pilar a Lanzarote, poco prima della sua morte — o a Lobo Antunes, è ricca pure di autori meno conosciuti ma significativi, voci di un piccolo Paese che è stato un grande e composito Impero, una prora d’Europa protesa verso i mari del mondo. Cardoso Pires, Vasco Graça Moura, morto pochissimi anni fa, fine saggista e affascinante poeta, traduttore di Dante; Almeida Faria, col suo Cavaliere errante, e molti altri. Uno di questi, prolifico e versatile, è Manuel Poppe Lopes Cardoso, saggista (Letteratura viva, José Régio e la libertà poetica), autore teatrale (I sopravvissuti, Gli amanti volontari, Pedro Primo, L’arancia) e narratore (L’uccello di vetro, La donna nuda, Un inverno a Marrakech, Ombre a Tel Aviv).

Autonomo nel suo percorso poetico, indipendente da correnti e tendenze che di volta in volta tengono banco, Manuel Poppe Lopes Cardoso, che considera uno dei suoi maestri João Gaspar Simöes, è stato consigliere culturale del Portogallo in Italia, Israele, Capo Verde e Marocco; una stimolante duplicità di rappresentatività ufficiale e vagabondaggio zingaresco, stimolante per la creazione letteraria. Quale di queste esperienze, gli chiedo, ti ha arricchito di più?
Manuel Poppe Lopes Cardoso — Sicuramente quella che mi ha marcato di più è stata l’Italia. I miei 15 anni in Italia. Sono arrivato a Roma il 9 gennaio 1975. Lasciavo dietro di me un Paese che si liberava dalla dittatura fascista, cioè 48 anni senza libertà civile, senza libertà culturale. Ho trovato in Italia l’opposto: la libertà di opinione, la creatività culturale senza censura politica; insomma mi sono trovato dentro un’altra realtà che mi offriva ciò che in Portogallo era vietato. Più tardi, mi hanno dato molto anche gli anni africani, israeliani e marocchini. Rispetto alla letteratura portoghese, mi sento più vicino ad autori come Camilo Castelo Branco, José Régio, Branquinho da Fonseca, Irene Lisboa, Mário de Sá-Carneiro, l’amico intimo di Pessoa, cui Pessoa ha scritto in una lettera: «Lei è di noi due il più profondo». Negli ultimi decenni c’è stato un riconoscimento di una letteratura, quella portoghese, quasi dimenticata.
Claudio Magris — Per quel che riguarda la letteratura italiana, penso alla tua amicizia con Giorgio Voghera, ai tuoi incontri triestini con lui, in cui talora c’ero anch’io… E per quel che concerne il Portogallo, penso naturalmente ad Antonio Tabucchi, a ciò che la civiltà portoghese, nel senso più ampio del termine, ha significato per lui e a ciò che lui ha significato non solo per l’Italia, ma, oltre che per l’Europa in genere, particolarmente per il Portogallo. Hai mai avuto la tentazione di scrivere in un’altra lingua o di indulgere a un meticciato linguistico con gli idiomi fra i quali hai vissuto, come è accaduto a molti scrittori?
Manuel Poppe Lopes Cardoso — Il passato del mio Paese, la sua storia con i suoi conflitti, la sua complessità, la sua diversità mi hanno influenzato a fondo, anche prima che me ne rendessi conto. La lingua portoghese è il mio cuore, il tramite dell’espressione della mia sensibilità, dei miei problemi, dei miei sogni. Per me l’espressione dello scrittore è indissolubile dalla lingua del suo Paese. Certo, ci sono scrittori — Conrad, Nabokov, per esempio — che hanno eletto un’altra lingua, però li sento quali eccezioni. Sento più vicino Isaac Bashevis Singer, che non ha abbandonato la sua lingua, lo yiddish, pur potendo scrivere anche in polacco o in inglese. Del resto anche tu, pur così radicato nel crogiolo plurinazionale e mitteleuropeo, hai sempre scritto in italiano…
Claudio Magris — Sì, per me sarebbe inconcepibile scrivere in un’altra lingua, ad esempio in tedesco, l’unica in cui potrei farlo (ma solo, come mi è accaduto, per quel che riguarda testi critici o articoli, non testi letterari, di invenzione). Non si tratta soltanto di padronanza di un’altra lingua. Il mio modo di vedere, organizzare, sentire, rappresentare il mondo è legato inesorabilmente alla sintassi italiana. Ma il passaggio da una lingua all’altra, la scissione fra lingua madre e lingua dell’esilio, di cui ci sono tanti grandi esempi, mi hanno sempre affascinato. A proposto di scissione, c’è stata o c’è in te complementarietà o contraddizione tra l’attività di scrittore e quella del diplomatico?
Manuel Poppe Lopes Cardoso — Il mio lavoro diplomatico, durato trent’anni, mi ha dato moltissimo. Mi ha permesso di conoscere non solo e non tanto la rappresentatività ufficiale, quanto la vita concreta, l’umanità dei Paesi nei quali ho vissuto. Questo incontro, queste amicizie sono state un favoloso arricchimento umanistico. La maggior parte dei miei libri sono ambientati in Paesi stranieri. L’Italia — Venezia, Roma — in cinque libri, inoltre l’Africa, Israele e il Marocco, in altre mie opere. Per quel che riguarda gli scrittori italiani, autori che mi hanno molto segnato sono stati Svevo, Saba e Federico Tozzi. Del resto anche i tuoi modelli non conoscono confini...
Claudio Magris — Certo, gli scrittori che mi hanno dato il senso della vita e del mondo appartengono a molte, diverse culture. Un’altra cosa che ci unisce è la varietà dei generi letterari che abbiamo entrambi praticato; saggistica, narrativa, teatro…
Manuel Poppe Lopes Cardoso — In questa varietà, per me è il tema che decide. Un altro elemento fondamentale, per me, è il diverso ruolo che, nell’una o nell’altra storia e dunque nel genere in cui la si rappresenta, giocano lo spazio ed il tempo.
Claudio Magris — Il tuo libro che forse amo di più è un romanzo, L’uccello di vetro. Romanzo d’esordio che è un gioiello di analisi dei sentimenti e delle emozioni, dell’incertezza e dell’ambiguità delle relazioni amorose, del gioco dell’impegno e della fuga, del sentimento più delicato e dell’erotismo. Una storia «italiana» — l’amore di Andrea e della giovane veneziana Lorenza… Una «sismografia dell’animo umano», come il romanzo è stato definito. Un libro complesso, sottile, di passione e delusione, dell’amore che non dura ma che continua anche quando è finito, tema che sento molto. Ti consideri uno scrittore espatriato? Cosa ti spinge a scrivere?
Manuel Poppe Lopes Cardoso — Molto presto, sin dall’infanzia, ho sentito il bisogno di scrivere. Forse per tentare di capire per quale motivo ero vivo, chiamato in questo mondo e, oltre che chiamato a sopportarlo, condannato alla fine alla morte. Non avevo chiesto di nascere. Un’intenzione o una distrazione — chi lo sa? — dei miei genitori mi ha gettato nel circo della vita. Ma, infine, quella dei miei genitori è stata una buona idea. La vita, per breve e complicata che sia, è un terribile e meraviglioso avvenimento. Credo che alla fine, se mi chiedessero se voglio tornare a ripeterla, pur sapendo alla fine di dover pagare, risponderei di sì, di voler tornare ad affrontare di nuovo la vita e la morte.




Bom dia com um pintor de Florença...

sexta-feira, 15 de julho de 2016

segunda-feira, 11 de julho de 2016

OS INVENCÍVEIS!






Sim, é a mudança!

Portugal mudou!

Depois de quase cinco anos de mau governo, dez anos de péssima presidência, desilusões, debandada, miséria e descrença –Portugal recupera a confiança em si próprio.

O triunfo de ontem significa muito, tal qual aqui disse: Portugal recuperou um verdadeiro Presidente de República, um Governo que luta por repor o país devastado, roubado, humilhado, recuperou a convicção de poder escapar ao naufrágio à vista, meses atrás.

Campeão da Europa, Portugal prova que já é outro.


Esta vitória consagra a mudança, confirma a coragem de um povo abandonado e explorado. 

domingo, 10 de julho de 2016

VIVA PORTUGAL!




Com um Presidente da República a sério, um Governo a sério, uma Selecção a sério –eis-nos Campeões da Europa, vencendo a França em casa dela!

sábado, 9 de julho de 2016

Uma luz na noite



Raúl Brandão (1867-1930)

Agora, em pleno verão, que nunca me agradou, a fugir-lhe e a esquecê-lo, fui buscar, à estante, Raúl Brandão.

Eu sei, poucos o lêem. É uma pena: perdem a genialidade de um escritor português.

Ao calha, topei estas palavras, que trazem o drama de Sísifo: a luta contra quanto destrói o nosso sonho: a vida com sentido.

Aqui vo-las deixo:

“Quanto alta noite, na cidade toda negra, vejo uma janela que ainda luz, me digo: Tu, quem és, tece, tece, inda que tudo é vão, se quebrem os fios e nada te reste por fim: tece, inda que na engrenagem te vão ao certo pedaços de coração, de nervos e de alma…”


in A Morte do palhaço e o Mistério da árvore, Edição de “SEARA NOVA”, Lisboa, 1926




Bom dia e bom fim de semana!

sexta-feira, 8 de julho de 2016

segunda-feira, 4 de julho de 2016